Codice civile

Art. 971 c.c. — Affrancazione

[1]((COMMA ABROGATO DALLA L. 18 DICEMBRE 1970, N. 1138)).

[2]((COMMA ABROGATO DALLA L. 18 DICEMBRE 1970, N. 1138)).

[3]((COMMA ABROGATO DALLA L. 18 DICEMBRE 1970, N. 1138)).

[4]Se piu' sono gli enfiteuti, l'affrancazione puo' promuoversi anche da uno solo di essi, ma per la totalita'. In questo caso l'affrancante subentra nei diritti del concedente verso gli altri enfiteuti, salva, a favore di questi, una riduzione proporzionale del canone.

[5]Se piu' sono i concedenti, l'affrancazione puo' effettuarsi per la quota che spetta a ciascun concedente.

[6]L'affrancazione si opera mediante il pagamento di una somma risultante dalla capitalizzazione del canone annuo sulla base dell'interesse legale. Le modalita' sono stabilite da leggi speciali.

Testo vigente dal 30 gennaio 1971

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Corte di cassazione

1 pronuncia che riguarda l’art. 971 c.c., dalle Rassegne del Massimario.

Massime dell’Ufficio del Massimario della Corte di cassazione, pubblicate nelle Rassegne sul sito della Corte. Sono atti ufficiali dello Stato, esclusi dal diritto d’autore dall’art. 5 della legge 633/1941. Raccolta: giurisprudenza-db (cassazione-penale-db) — Synthos Logic, licenza CC BY 4.0; massime riordinate per articolo da Iuspedia.

Corte costituzionale

1 pronuncia ha deciso una questione su questo articolo. Una questione respinta non modifica la norma.

  • Sentenza n. 74/1996

    Questione inammissibile
    15 marzo 1996

    È inammissibile la questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento all'art. 42 della Costituzione, dell'art. 971, ultimo comma, cod. civ., per inesistenza dell'oggetto del sollevato incidente di costituzionalità (nella specie, è stato affermato che la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge 14 giugno 1974, n. 270, che abrogava l'art. 971, ultimo comma, cod. civ., non ha fatto rivivere la norma abrogata, in quanto, impregiudicata ogni questione circa la possibilità di reviviscenza di norme abrogate da parte di disposizioni dichiarate incostituzionali, la sent. n. 406/1988 ha dichiarato costituzionalmente illegittima la norma abrogatrice per ciò che ometteva di disporre, somministrando, pertanto, una regola di aggiornamento del canone enfiteutico direttamente applicabile dal giudice comune anche in difetto delle necessarie integrazioni legislative, fermo restando l'effetto abrogativo dell'art. 971, ultimo comma, cod. civ.). - V. S. n. 406/1988. - Circa l'effetto della dichiarazione di illegittimità costituzionale di una omissione legislativa, ord. n. 272/1993 e sent. n. 295/1991. red.: F. Mangano

    Art. 971 c.c. · Art. 42 cost.

    Leggi la pronuncia

Fonte: dati aperti della Corte costituzionale, licenza CC BY-SA 3.0.

Norme correlate

Ogni gruppo dice da dove viene il collegamento.

Approfondimenti

Dai lavori con cui il legislatore illustrò la norma: una fonte d’epoca, non un commento attuale.

  • Nel sancire il diritto inderogabile dell'enfiteuta di affrancare, l'art. 971, primo comma, introduce una limitazione, disponendo che tale diritto non può esercitarsi prima che siano trascorsi venti anni dalla costituzione dell'enfiteusi. Ho creduto opportuno, innovando al sistema del codice del 1865 (art. 1564, primo comma), che non poneva alcuna restrizione, stabilire l'anzidetto termine minimo, al fine d'impedire che l'enfiteuta si sottragga con l'affrancazione del fondo all'obbligo di migliorarlo. La limitazione è giustificata dall'interesse generale del miglioramento dei fondi e del correlativo incremento della produzione. Si consente (art. 971, secondo comma) che nell'atto costitutivo dell'enfiteusi sia stabilito un termine maggiore, ma questo non potrà, in ogni caso, eccedere i quarant'anni. Un più lungo termine limiterebbe eccessivamente il diritto di affrancazione. In considerazione dell'accennato interesse nazionale del miglioramento dai fondi, l'articolo in esame, prevedendo il caso che nell'atto costitutivo dell'enfiteusi sia prestabilito un piano di miglioramenti, non consente (terzo comma) l'affrancazione prima che i miglioramenti siano eseguiti. Non basta però che questi siano eseguiti perchè l'enfiteuta possa affrancare: occorre che dalla costituzione dell'enfiteusi sia anche decorso il termine minimo di venti anni, non suscettibile di riduzione. A complemento della disciplina dell'affrancazione, l'articolo citato, colmando le lacune del codice del 1865, considera, nel quarto e quinto comma, la duplice ipotesi che si abbia una pluralità di enfiteuti o di concedenti. Quando più siano gli enfiteuti, l'affrancazione può promuoversi anche da uno solo di essi; non però limitatamente alla propria quota, ma per la totalità. L'enfiteuta affrancante subentra, nei diritti del concedente verso gli altri enfiteuti, salvo a favore di questi - che possono sempre affrancare le loro quote - una proporzionale riduzione del canone. Mi sembra che questa disciplina abbia il pregio di conciliare il principio che nessun partecipante a una comunione può peggiorare la condizione degli altri con il principio che il concedente non può essere costretto ad accettare un'affrancazione parziale. Se all'enfiteuta affrancante si fosse conferito il diritto di rivalsa per le quote dei coenfiteuti, si sarebbe, rispetto a costoro, convertito in un obbligo la facoltà di affrancare e peggiorata così la loro condizione. Nell'ipotesi inversa che più siano i concedenti, l'affrancazione può effettuarsi per la quota di ciascuno di essi. Per il caso in cui più fondi fossero stati concessi in enfiteusi ad modum unius, venne proposto che si stabilisse espressamente che l'affrancazione non potesse effettuarsi che per la totalità dei fondi. Ho ritenuto che questa ipotesi non esigesse una specifica regolamentazione legislativa, riducendosi la soluzione di essa all'interpretazione della volontà delle parti nella costituzione dell'enfiteusi. Se tale volontà sussiste, essa deve essere rispettata finchè non sia in conflitto con il principio della disponibilità del proprio diritto da parte dell'enfiteuta, il quale, per quanto i fondi siano concessi in enfiteusi ad modera unius, può del suo diritto disporre anche parzialmente, così come può parzialmente disporne nel caso di un unico fondo.

    Relazione del Ministro Guardasigilli al Codice civile (1942), n. 458

  • L'ultimo comma dell'art. 971 si limita a enunciare la regola generale che l'affrancazione si effettua mediante il pagamento di una somma corrispondente alla capitalizzazione dell'annuo canone sulla base dell'interesse legale. Non ho compreso nel codice le norme relative alle modalità dell'affrancazione; è conveniente che la disciplina di questo atto, la quale deve adeguarsi alle più varie situazioni economiche, sia lasciata alle leggi speciali.

    Relazione del Ministro Guardasigilli al Codice civile (1942), n. 459

Che cosa è cambiato dal 30 gennaio 1971

Confronto con la versione in vigore dal 4 aprile 1942 al 30 gennaio 1971. 57 parole tolte, 27 parole aggiunte in 3 capoversi.

tolto: L'enfiteuta puo' affrancare il fondo dopo venti anni dalla costituzione dell'enfiteusiaggiunto: COMMA ABROGATO DALLA L. 18 DICEMBRE 1970, N. 1138.

tolto: Nell'atto costitutivo puo' essere stabilito un termine superiore ai venti anni, ma non eccedente i quarant'anniaggiunto: COMMA ABROGATO DALLA L. 18 DICEMBRE 1970, N. 1138.

tolto: Anche quando nell'atto costitutivo non e' indicato alcun termine, se in esso e' prestabilito un piano di miglioramento, l'enfiteuta non puo' procedere all'affrancazione prima che i miglioramenti siano stati compiutiaggiunto: COMMA ABROGATO DALLA L. 18 DICEMBRE 1970, N. 1138.

barrato = toltoevidenziato = aggiuntoI richiami alle note non contano come cambiamenti.

Per questa versione le note ufficiali non indicano quale atto ha disposto la modifica, e noi non lo indoviniamo.

RatioAI può raccontare questa modifica in parole semplici, usando solo il confronto e le note qui sopra.

Si avvia solo se lo chiedi.

urn:nir:stato:regio.decreto:1942-03-16;262~art971 · fonte del testo

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