Corte costituzionale

1 pronuncia ha deciso una questione su questo articolo. Una questione respinta non modifica la norma.

  • Sentenza n. 91/1964

    Questione infondata
    26 novembre 1964

    L'imposizione di un onere processuale di natura fiscale (previsto nel caso riguardo all'azione giudiziaria promossa a tutela di un credito produttivo di ricchezza mobile di categoria A subordinato alla denuncia fiscale) non fa del giudice un organo dell'Amministrazione tributaria ne' lo rende soggetto all'autorità del potere esecutivo. L'indipendenza della magistratura è infatti garantita dalla Costituzione all'organizzazione giudiziaria nel suo complesso e questa non perde la sua autonomia solo perché la legge determina una modalità d'esercizio dell'azione affinché sia soddisfatto un interesse dell'Amministrazione tributaria. La norma impugnata, pertanto, non si pone il contrasto con gli artt. 101, secondo comma, e 104, primo comma, Cost.. - S. n. 22/1959.

    Art. 250 Testo unico imposte dirette · Art. 24 Testo unico imposte dirette

    Leggi la pronuncia

Fonte: dati aperti della Corte costituzionale, licenza CC BY-SA 3.0.

Norme correlate

Ogni gruppo dice da dove viene il collegamento.

Che cosa è cambiato dal 1 gennaio 1974

Confronto con la versione in vigore dal 7 luglio 1958 al 1 gennaio 1974. 131 parole tolte, 20 parole aggiunte in 3 capoversi.

tolto: Omessa dichiarazione di redditi di categoria

tolto: A chiunque vanti un credito produttivo di reddito di ricchezza mobile di categoria A non puo' esercitare le azioni che gli competono se non dimostra alle autorita' giudiziarie, mediante apposito certificato rilasciato dall'ufficio delle imposte, di averne fatto dichiarazione ai sensi degli articoli 17 e seguenti. Nei provvedimenti delle autorita' giudiziarie deve essere menzionato l'ufficio delle imposte che ha ricevuto la dichiarazione del reddito. Mancando il certificato indicato dal primo comma le autorita' giudiziarie debbono sospendere qualunque provvedimento in merito all'azione proposta dal creditore ed i cancellieri non possono ricevere i documenti ed atti presentati dal creditore per l'esercizio delle proprie ragioni. In caso di violazione del divieto stabilito dal comma precedente si applica ai cancellieri la pena pecuniaria da lire 250 a lire 5000.aggiunto: Testo Unico delle Leggi sulle imposte dirette-art. 250

aggiunto: PROVVEDIMENTO ABROGATO DAL D.P.R. 29 SETTEMBRE 1973, N. 600

barrato = toltoevidenziato = aggiuntoI richiami alle note non contano come cambiamenti.

Per questa versione le note ufficiali non indicano quale atto ha disposto la modifica, e noi non lo indoviniamo.

RatioAI può raccontare questa modifica in parole semplici, usando solo il confronto e le note qui sopra.

Si avvia solo se lo chiedi.

urn:nir:stato:decreto.del.presidente.della.repubblica:1958-01-29;645~art250 · fonte del testo

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