Corte costituzionale

Sentenza n. 56/1963

Questione dichiarata infondata · depositata il 03/05/1963 · relatore Michele Fragali

Norme in gioco

Epigrafe

ha pronunciato la seguente SENTENZA nei giudizi riuniti di legittimità costituzionale dell'art. 651

del Codice di procedura civile, promossi con le seguenti ordinanze:

1) ordinanza emessa il 27 luglio 1961 dal Pretore di Rossano nel

procedimento civile vertente tra Alato Nilo e Savoia Costantino,

iscritta al n. 147 del Registro ordinanze 1961 e pubblicata nella

Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 232 del 16 settembre 1961;

2) ordinanza emessa il 21 dicembre 1961 dal Tribunale di Udine nel

procedimento civile vertente tra la Cassa rurale e artigiana di Bressa

di Campoformido e Coloricchio Adelchi, iscritta al n. 56 del Registro

ordinanze 1962 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica

n. 99 del 14 aprile 1962;

3) ordinanza emessa il 21 marzo 1962 dal Pretore di Fivizzano nel

procedimento civile vertente tra Ferri Oreste e Lambruschi Pietro,

iscritta al n. 66 del Registro ordinanze 1962 e pubblicata nella

Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 134 del 26 maggio 1962;

4) ordinanza emessa il 10 maggio 1962 dal giudice conciliatore di

Latina nel procedimento civile vertente tra Trevisan Domenico contro

Contasta Maria e Rinaldi Ennio, iscritta al n. 119 del Registro

ordinanze 1962 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica

n. 190 del 28 luglio 1967;

5) ordinanza emessa il 6 luglio 1962 dal Tribunale di Rovereto nel

procedimento civile vertente tra Lombardi Silvio e la Società a r.l.

A.E.D.E.S. di Bolzano, iscritta al n. 136 del Registro ordinanze 1962

e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 203 dell'11

agosto 1962;

6) ordinanza emessa il 30 giugno 1962 dal Pretore di Roma nel

procedimento civile vertente tra Speziale Giovanni e Catarella

Vincenzo, iscritta al n. 160 del Registro ordinanze 1962 e pubblicata

nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 273 del 27 ottobre 1962.

Udita nella camera di consiglio del 5 marzo 1963 la relazione del

Giudice Michele Fragali.

Motivazione

Ritenuto in fatto :

Dai Tribunali di Udine e Rovereto (ordinanze 21 dicembre 1961 e 6

luglio 1962), dai Pretori di Rossano, di Fivizzano e di Roma (ordinanze

27 luglio 1961, 21 marzo e 30 giugno 1962), nonché dal giudice

conciliatore di Latina (ordinanza 10 maggio 1962), è stato rimesso a

questa Corte il giudizio sulla legittimità costituzionale dell'art.

651 del Cod. di proc. civile che impone l'onere del deposito di una

somma per il caso di soccombenza come condizione di ammissibilità

dell'opposizione tardiva ad ingiunzione e dell'opposizione ad

ingiunzione fondata su cambiale, assegno bancario, assegno circolare,

certificato di liquidazione di borsa o su atto ricevuto da notaio o da

altro pubblico ufficiale autorizzato.

Il Tribunale di Udine ha appoggiato agli artt. 3 e 24 della

Costituzione l'assunto dell'illegittimità, per il riflesso che

l'imposizione dell'onere viola il principio di eguaglianza e pone

ostacoli all'esercizio del diritto di difesa ai cittadini che sono in

condizioni economiche disagiate, quando addirittura non lo impedisca.

Anche se sia vero che ha lo scopo di evitare le opposizioni

defatigatorie, si soggiunge, l'onere è efficace soltanto nei riguardi

del cittadino meno abbiente; e il carattere impeditivo del diritto alla

difesa non viene meno al deposito per la moderatezza del suo ammontare,

così come il carattere sanzionatorio è causa di ostacolo alla

richiesta della tutela giurisdizionale, che deve esplicarsi

indipendentemente dall'eventualità di infondatezza della pretesa,

essendo tale infondatezza sanzionata in altre norme e concepibile

soltanto nei confronti dell'altra parte.

Più precisamente gli altri giudici si sono riferiti all'esercizio

del diritto alla tutela giurisdizionale anziché del diritto alla

difesa; e l'ordinanza del conciliatore di Latina ha opposto il

contrasto della norma con l'art. 97, primo comma, della Costituzione,

che impone di organizzare i pubblici servizi in modo da assicurarne il

buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione, potendosi creare

il rischio, ove il deposito non venga eseguito, che siano emanate

sentenze sostanzialmente ingiuste.

Non si sono avute costituzioni di parti o interventi innanzi a

questa Corte. Considerato in diritto :

1. - I sei procedimenti vanno riuniti, riguardando tutti una

identica questione di legittimità costituzionale.

2. - Nella sua sentenza del 23 novembre 1960, n. 67, questa Corte,

a proposito della cautio pro expensis, rilevava la differenza di questo

istituto, fondato sulle condizioni soggettive, personali o sociali

della parte e rivolto alla protezione di interessi privati, rispetto ad

altri oneri di natura patrimoniale che le leggi ugualmente impongono

quale condizione per la valida costituzione del rapporto processuale, a

tutela di interessi pubblici e in funzione di situazioni di ordine

oggettivo. In tal modo implicitamente questa Corte riteneva che alla

seconda categoria di istituti non avrebbe potuto dirigersi una critica

fondata sull'inosservanza del principio di parità statuito nell'art. 3

della Costituzione.

Il deposito ex art. 651 del Cod. di proc. civile appartiene a

questo secondo gruppo di istituti, perché è posto quando

l'opposizione è mossa avverso una ingiunzione che è stata o può

essere dichiarata esecutiva, ovvero che ha giustificazione in titoli i

quali di per sé danno un fondamento di serietà alla pretesa; e

perciò la norma impugnata trova la ragione essenziale nella

particolare forza del provvedimento, volendo essa evitare che si

invochi la tutela giurisdizionale per una pretesa che presenta gravi

indizi di infondatezza. Sono circostanze oggettive queste esposte; ed

è di interesse pubblico il richiamare la parte ad una sua responsabilità nell'apprezzamento delle proprie ragioni, in modo che del diritto

di azione non abusi e, abusandone, rechi intralcio alla amministrazione

della giustizia. Né alla protezione di questo interesse pubblico

ostano precetti costituzionali, non essendo possibile dare al diritto

alla tutela giurisdizionale una estensione tale da farne sviare la

funzione, dirigendola ad uno scopo sterile e dilatorio.

3. - Non è accoglibile perciò l'assunto che l'art. 651 del Cod.

di proc. civile ostacoli la tutela giurisdizionale, per quanto sia vero

che il sistema al quale esso si informa avrebbe potuto essere

appoggiato a criteri meno formalistici e permettere, ad esempio, che il

deposito sia eseguito anche dopo la proposizione della impugnazione.

È esatto, invece, che l'articolo predetto determina il presupposto del

diritto all'impugnativa di un provvedimento che l'ordine giuridico

ritiene meritevole di un particolare trattamento per la sua presumibile

speciale capacità di resistenza alla impugnazione. La tenuità

dell'importo del deposito che si impone non esclude quella finalità,

perché la determinazione del suo ammontare è il risultato di una

valutazione discrezionale, del resto meglio apprezzabile al tempo della

promulgazione del vigente Codice di procedura.

Non ha poi sostanza obiettare che il citato art. 651 del Cod. di

proc. civile non si accorda con la norma costituzionale che impone di

assicurare il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione e

non rende agevole la tutela giurisdizionale per i meno abbienti. La

norma invocata concerne la organizzazione dei pubblici uffici, e non la

determinazione delle condizioni di esercizio dei diritti soggettivi e

degli interessi; a parte l'osservazione, già fatta, che il deposito

per la soccombenza, con l'impedire gli eccessi riprovevoli

nell'esercizio del diritto di azione, mira altresì ad eliminare cause

di remore al regolare svolgimento della funzione giudiziaria. D'altra

parte, il principio di eguaglianza, che è alla base del bisogno di

assicurare anche ai non abbienti i mezzi per agire e difendersi davanti

ad ogni giurisdizione, non si può invocare al fine di permettere che

si abusi del proprio diritto; e comunque nella specie esso è

rispettato, perché dal deposito sono esonerati coloro i quali sono

ammessi al beneficio del gratuito patrocinio.

Dispositivo

per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

riunisce i sei procedimenti;

dichiara non fondata la questione proposta dal Tribunale di Udine

con ordinanza 21 dicembre 1961, dal Tribunale di Rovereto con ordinanza

6 luglio 1962, dal Pretore di Rossano con ordinanza 27 luglio 1961, dal

Pretore di Fivizzano con ordinanza 21 marzo 1962, dal Pretore di Roma

con ordinanza 30 giugno 1962 e dal giudice conciliatore di Latina con

ordinanza 10 maggio 1962, sulla legittimità costituzionale dell'art.

651 del Cod. di proc. civile, in riferimento agli artt. 3 e 24 della

Costituzione.

Così deciso in Roma, in camera di consiglio, nella sede della

Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 27 aprile 1963.

GASPARE AMBROSINI - GIUSEPPE CASTELLI

AVOLIO - ANTONINO PAPALDO - GIOVANNI

CASSANDRO - BIAGIO PETROCELLI -

ANTONIO MANCA - ALDO SANDULLI -

GIUSEPPE BRANCA - MICHELE FRAGALI -

COSTANTINO MORTATI - GIUSEPPE

CHIARELLI - GIUSEPPE VERZÌ.

ECLI:IT:COST:1963:56 · Testo integrale dai dati aperti della Corte costituzionale (CC BY-SA 3.0) · scheda sul sito della Corte

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