Corte costituzionale

Ordinanza n. 168/1983

Questione dichiarata infondata · depositata il 13/06/1983 · relatore Francesco Saja

Epigrafe

ha pronunciato la seguente ORDINANZA nei giudizi riuniti di legittimità costituzionale degli artt. 1 e 46

del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 636 (Revisione del contenzioso

tributario), promossi con le seguenti ordinanze:

1) ordinanza emessa il 16 maggio 1978 dal Pretore di Senigallia sul

ricorso proposto da Sabatini Mario ed altra contro l'Ufficio del

registro di Senigallia, iscritta al n. 441 del registro ordinanze 1978

e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 341 del 6

dicembre 1978;

2) ordinanza emessa il 17 maggio 1979 dal Pretore di Putignano nel

procedimento civile vertente tra la S.p.a. Dema e l'Ufficio del

registro di Bari, iscritta al n. 795 del registro ordinanze 1979 e

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 8 del 9 gennaio

1980;

3) ordinanza emessa il 20 marzo 1980 dalla Commissione tributaria

di primo grado di Udine sui ricorsi riuniti proposti dalla s.a.s.

Belvedere Pineta di A. Villa e C., iscritta al n. 843 del registro

ordinanze 1981 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica

n. 116 del 28 aprile 1982.

Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei

ministri;

udito nella camera di consiglio del 27 aprile 1983 il Giudice

relatore Francesco Saja.

Ritenuto che nel corso di un'esecuzione per la riscossione

dell'imposta di registro iniziata dall'Ufficio del registro di

Senigallia, il Pretore della stessa città, adito per l'opposizione

proposta dagli ingiunti Sabatini Mario e Massi Anna Maria, con

ordinanza del 16 maggio 1978 (in G.U. n. 341 del 6 dicembre 1978; reg.

ord. n. 441 del 1978) sollevava questione di legittimità

costituzionale degli artt. 1 e 46 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 636;

che secondo il Pretore dette disposizioni, in quanto tacitamente

escludevano ogni possibilità per il contribuente di ottenere la

sospensione degli atti esecutivi fiscali in sede giudiziaria,

sembravano contrastare con gli artt. 3, 24, 102 e 113 Cost.,

pregiudicando la tutela giurisdizionale del contribuente;

che la stessa questione veniva sollevata, con analoga motivazione,

dal Pretore di Putignano con ordinanza del 17 maggio 1979 (in G.U. n. 8

del 9 gennaio 1980; reg. ord. n. 795 del 1979) emessa nel corso di un

procedimento di riscossione coattiva di imposta di registro iniziato

dall'Ufficio del registro di Bari contro la S.p.A. Dema;

che anche la Commissione tributaria di primo grado di Udine con

ordinanza del 20 marzo 1980 (in G.U. n. 116 del 28 aprile 1982; reg.

ord. n. 843 del 1981), pronunciata nel procedimento su ricorsi della

s.a.s. Belvedere Pineta contro ingiunzioni per imposte sul valore

aggiunto emesse dal competente Ufficio tributario della stessa città,

sollevava questione di legittimità costituzionale degli artt. 1 e 46

cit., ritenendo che la mancata attribuzione, da parte del legislatore

tributario, del potere di sospendere gli atti esecutivi fiscali

contrastasse, oltreché con l'art. 113 Cost., anche con l'art. 23

Cost., non essendo sufficientemente garantita la conformità a legge

dell'atto impositivo di una prestazione patrimoniale;

che la Presidenza del Consiglio dei ministri interveniva nei

giudizi chiedendo dichiararsi l'inammissibilità o, nel merito,

l'infondatezza di tutte le questioni;

che le parti private non si sono costituite.

Considerato che i giudizi relativi alle ordinanze di rimessione,

per la identità o analogia delle varie questioni in esse proposte,

vanno riuniti e decisi con unico provvedimento;

che le questioni sollevate in riferimento agli artt. 24,102 e 113

Cost. sono manifestamente infondate in quanto sostanzialmente

coincidenti con quelle già decise da questa Corte con sentenza n. 63

del 1982, la quale ne ha dichiarato la non fondatezza nella

considerazione che la tutela cautelare non costituisce una componente

essenziale della tutela giurisdizionale di cui alle citate norme della

Costituzione, tutela che può essere discrezionalmente regolata dal

legislatore ordinario;

che le stesse considerazioni valgono evidentemente ad escludere la

fondatezza della questione concernente un preteso irrazionale deteriore

trattamento del contribuente (art. 3 Cost.);

che manifestamente infondata è anche la questione relativa

all'art. 23 Cost., il quale - come bene osserva l'Avvocatura dello

Stato nel suo atto d'intervento - concerne la legislazione sostanziale

in materia di prestazioni patrimoniali autoritativamente imposte e non

riguarda la tutela del contribuente nei procedimenti giurisdizionali.

Visti gli artt. 23 e 26 della legge 11 marzo 1953 n. 87 e 9 delle

Norme integrative per i giudizi innanzi alla Corte costituzionale.

Dispositivo

per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

riuniti i giudizi, dichiara manifestamente infondate le questioni

di legittimità costituzionale degli artt. 1 e 46 d.P.R. 26 ottobre

1972 n. 636 sollevate dai Pretori di Senigallia e di Putignano nonché

dalla Commissione tributaria di primo grado di Udine con le ordinanze

indicate in epigrafe, in riferimento agli artt. 3,23,24,102,113 Cost.

Così deciso in Roma, in camera di consiglio, nella sede della

Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 2 giugno 1983.

F.to: LEOPOLDO ELIA - ANTONINO DE

STEFANO - GUGLIELMO ROEHRSSEN -

ORONZO REALE - BRUNETTO BUCCIARELLI

DUCCI - ALBERTO MALAGUGINI - LIVIO

PALADIN - ARNALDO MACCARONE - ANTONIO

LA PERGOLA - VIRGILIO ANDRIOLI -

GIUSEPPE FERRARI - FRANCESCO SAJA -

GIOVANNI CONSO - ETTORE GALLO.

GIOVANNI VITALE - Cancelliere

ECLI:IT:COST:1983:168 · Testo integrale dai dati aperti della Corte costituzionale (CC BY-SA 3.0) · scheda sul sito della Corte

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