Corte costituzionale

Ordinanza n. 373/1993

Questione dichiarata infondata · depositata il 07/10/1993 · relatore Francesco Guizzi

Epigrafe

ha pronunciato la seguente ORDINANZA nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 10 del regio

decreto-legge 15 marzo 1927, n. 436, (Disciplina dei contratti di

compravendita degli autoveicoli ed istituzione del Pubblico Registro

Automobilistico presso le sedi dell'Automobile club d'Italia),

promosso con ordinanza emessa il 19 maggio 1992 dal Giudice per le

indagini preliminari presso la Pretura circondariale di Matera nel

procedimento penale a carico di Fusco Mario, iscritta al n. 136 del

registro ordinanze 1993 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della

Repubblica n. 14, prima serie speciale dell'anno 1993;

Udito nella camera di consiglio del 7 luglio 1993 il Giudice

relatore Francesco Guizzi;

Ritenuto che il Giudice per le indagini preliminari presso la

Pretura circondariale di Matera ha sollevato la questione di

legittimità costituzionale dell'art. 10 del regio decreto-legge 15

marzo 1927, n. 436, in relazione agli artt. 2, 3, secondo comma, 13,

25, secondo comma, 27, secondo e terzo comma, della Costituzione;

che la norma impugnata (prevedendo la sanzione penale della

reclusione sino a sei mesi e della multa sino a L. 100.000 per chi

distrugga, guasti, deteriori, occulti o sottragga alla garanzia del

creditore un autoveicolo oggetto di privilegio debitamente iscritto)

costituirebbe, ad avviso del remittente, una "stravagante ed anomala

ipotesi di responsabilità penale per il pericolo di inadempimento di

obbligazioni civilistiche" e, insomma, un relitto di tempi ormai

lontani, posto a tutela di beni che oggi non appaiono più meritevoli

di protezione;

che il legislatore non sanzionerebbe più penalmente le mere

violazioni contrattuali, anche se capaci di provocare gravi danni

patrimoniali, ma soltanto certe modalità di aggressione del

patrimonio (sottrazione materiale della cosa, nel furto; induzione in

errore, nella truffa; approfittamento dello stato di bisogno,

nell'usura; proposito di non adempiere e dissimulazione del proprio

stato di incapacità patrimoniale, nell'insolvenza fraudolenta),

mentre un siffatto reato riecheggerebbe il triste ricordo

dell'arresto per debiti;

che la struttura del reato si porrebbe in contrasto con il

principio costituzionalizzato di necessaria lesività, venendo a:

violare i parametri costituzionali sopra indicati; comprimere

ingiustificatamente i valori della dignità umana e della libertà

personale; creare una irragionevole disparità di trattamento tra le

varie categorie di creditori, accordando tutela penale solo ai

venditori e finanziatori dell'acquisto di autoveicoli o, comunque, ai

creditori con privilegio sui detti beni, penalizzando, fra tutti i

debitori, i soli possessori o proprietari o detentori di autoveicoli

oggetto di privilegio.

Considerato che la questione, già sollevata negli stessi termini

dal medesimo giudice a quo, è stata dichiarata da questa Corte non

fondata con sentenza n. 291 del 1992, e manifestamente infondata con

ordinanze nn. 484 e 405 del 1992;

che, come detto, l'ordinanza di remissione non contiene nuove

argomentazioni;

Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n.

87, e 9, secondo comma, delle Norme integrative per i giudizi davanti

alla Corte costituzionale;

Dispositivo

per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità

costituzionale dell'art. 10 del regio decreto-legge 15 marzo 1927, n.

436, (Disciplina dei contratti di compravendita degli autoveicoli ed

istituzione del Pubblico Registro Automobilistico presso le sedi

dell'Automobile club d'Italia) sollevata, in riferimento agli artt.

2, 3, secondo comma, 13, 25, secondo comma, 27, secondo e terzo

comma, della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari

presso la Pretura circondariale di Matera con l'ordinanza in

epigrafe.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale,

Palazzo della Consulta, il 4 ottobre 1993.

Il Presidente: CASAVOLA

Il redattore: GUIZZI

Il cancelliere: DI PAOLA

Depositata in cancelleria il 7 ottobre 1993.

Il direttore della cancelleria: DI PAOLA

ECLI:IT:COST:1993:373 · Testo integrale dai dati aperti della Corte costituzionale (CC BY-SA 3.0) · scheda sul sito della Corte

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